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Social eating: una nuova moda di condivisione del cibo

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Social eating ed il fenomeno delle cene tra sconosciuti

Da sempre, il cibo è sinonimo di piacere, ma anche un’occasione d’incontro e di relax.
Soprattutto dopo il periodo della pandemia Covid, si sta diffondendo una nuova cultura di vivere il cibo, il cosiddetto social eating. Ma di cosa si tratta esattamente?

Il social eating rappresenta l’ultima frontiera del web 2.0, un vero e proprio business in crescita che offre pranzi e cene nelle abitazioni private con poche persone. Un trend che è sbarcato in Italia negli ultimi anni e che sostanzialmente è caratterizzato dalla condivisione di un pasto. Si tratta di una sorta di appuntamento al buio che fa incontrare chi ama cucinare con persone sconosciute ma amanti della buona cucina.

Ma perchè piace il social eating? Chi fa social eating non è tanto alla ricerca di esperienze culinarie perfette, quanto di compagnia, amicizia e nuove possibili cerchie in cui inserirsi. Ospiti in casa, insomma, ma paganti, questo è il principio che vige nel social eating. Dunque, non è tanto il pasto in sé che si paga, quanto il fatto di poter ospitare turisti a cena e farsi anche nuovi amici.

Il social eating è apprezzato particolarmente dai Millennials

Non stupisce che il social eating sia un fenomeno tipicamente da Millennials: più di altre generazioni infatti, i 30-40enni di oggi sono alla ricerca di esperienze nuove, disposti a pagare quel qualcosa in più per un prodotto o un servizio dal valore simbolico, piuttosto che meramente pratico.

C’è inoltre una tendenza abbastanza curiosa: man mano che l’età degli utenti cresce è più probabile che questi siano cooks, ovvero organizzatori di cene piuttosto che dei semplici commensali. Se per i più giovani la condivisione di una cena sia soltanto un’esperienza tra le tante da poter vivere, per chi è più grande d’età, mangiare con degli sconosciuti diventa un’ottima opportunità per socializzare e fare nuove amicizie, oltre a provare piatti tipici del luogo.

Il profilo tipico di un social eater

Secondo i dati di Confesercenti, nel 53,8% dei casi, il social cook è presente su almeno uno dei principali social network, ha un’età media di 41 anni ed il 56,6% è donna. La spesa media sostenuta per il social eating è di 23,70 euro pro-capite e le regioni che hanno registrato il maggior numero di ospiti sono: la Lombardia (24,6%), il Lazio (18,6%), il Piemonte (15,8%) e la Puglia (8,4%). Molto basse le adesioni del sud Italia con quote inferiori al 2%.

Come entrare nella cerchia del social eating?

Il proprietario dell’abitazione sceglie di iscriversi ad una piattaforma dedicata al social eating (Eatwith, Sololunch, ecc.) e poi deve attendere di essere contattato da un ospite. Chi organizza, mette a disposizione la propria casa, stabilisce un menù, sceglie la data e fissa il prezzo (nella stragrande maggioranza dei casi è soltanto un contributo spese). In pochi e semplici click, il potenziale ospite potrà prenotare l’appuntamento più goloso e dividere la tavola con nuovi amici. Inoltre, le probabilità di mangiare bene sono davvero molto elevate, visto che l’organizzatore è solitamente un appassionato di gastronomia.

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